Spesso, quando leggo più che altro su blog di gente che non conosco, dissertazioni varie sugli amici e sulla famiglia, mi trovo d’accordo con chi (la maggior parte, tra quelli che ne parlano), intende gli amici come la famiglia che ci si sceglie, non quella imposta per nascita e quindi senza alcuna possibilità di accettare/rifiutare/modificare. Probabilmente sono persone che non hanno una famiglia unita alle spalle, mi vien da pensare alcune volte, o forse è gente che ha avuto la fortuna di trovare dei buoni amici, e la tenacia di tenerseli. Spesso sono maschi. Che per quanto possano sembrare superficiali a volte, credo siano più sinceri nel rapporto di amicizia, più genuini, in un certo senso, delle femmine. Forse è questione di pignoleria, o forse sono più sinceri in genere e quindi semplificano il rapporto.
Però ogni tanto mi viene da pensare però.
Però io so che sulla mia famiglia (e in questo mi rendo perfettamente conto della fortuna) posso contare sempre. È una certezza. Qualunque incomprensione, qualunque battibecco, qualunque disaccordo, sarà superato, assolto, anche se non pienamente compreso, da una sorta di garantismo del sangue. Ovviamente non mi riferisco genericamente ai familiari, nell’accezione più ampia. Mi riferisco alla parentela stretta, i genitori, le sorelle e i fratelli, i nonni per quanto sia loro possibile (spesso non ti possono aiutare nelle questioni pratiche, ma spesso sono quelli che danno i consigli migliori, anche silenziosamente, anche con un semplice tocco di mano e un sorriso) e, non per tutti, i cugini.
Per me quelli su cui so che posso sempre contare sono, appunto, i miei genitori, mia sorella, mia cugina (ne ho tante ma su una sola ho piena fiducia, pur non condividendo idee di base come politica e religione, idee che, per quanto riguarda la scelta degli amici, spesso mi fanno escludere alcune persone a priori).
Poi ci sono i familiari acquisiti, quelli delle famiglie che si creano ma che con me non hanno un diretto legame di sangue. Solo ed esclusivamente mio cognato. Credo (e spero!) mi consideri la sorellina che non ha, come io lo considero il fratello maggiore che non ho, quello con cui mi trovo in sintonia e scherzo sempre, quello con cui faccio squadra quando si tratta di deridere il mondo, compresi gli altri familiari, quello a cui dico (confido/affido) la cosa più seria della mia vita, che non sa nessuno, oltre noi due.
Poi una persona con cui non ho alcun legame di sangue ma di cui mi fido abbastanza, e che in ogni difficoltà pratica mi aiuterà. Meno in quelle esistenziali perché non c’è comunque un percorso di vita l’uno accanto all’altra, e perché probabilmente non si condividono diverse cose, ma mi ha conosciuta che avevo 36 mesi circa.
Poi una persona che mi vuole stare sempre accanto e che talvolta, come un vero parente stretto, mi ha fatto sentire troppo osservata, cercata, mi ha coperta di troppe aspettative. Quella con cui, credo, c’è più corrispondenza di pensieri, idee, valori.
Poi una persona che mi chiedo se ci sia ancora, perché non la trovo più. Non vedo più la gioia di stare insieme, e continuo a sperare e aspettare, nella consapevolezza che il cambiamento genera riassestamenti, e non sempre le cose combaciano bene come prima. In alcuni casi, con un’altra persona, sono stati necessari diversi riassestamenti da entrambi i lati per ritrovare un equilibrio lontano come solo l’adolescenza può sembrare quando ti rendi conto che è esattamente mezza vita fa.
Poi una persona che sto imparando a conoscere piano piano.
Poi una persona che è lontana ma con cui ho condiviso tanti momenti, che sento poco, vedo ancora meno, ma che so che c’è, e un po’ mi manca.
Poi una persona con cui sto bene, a cui racconto molte cose e che un giorno mi ha detto che per certi versi sono la sua donna ideale. Non ci siamo mai nemmeno baciati. Gli ideali è cosa saggia non contaminarli con la realtà, nuda e cruda.
Insomma, alla fine, perché porsi la domanda se sia più importante la famiglia nel senso letterale o gli amici? La cosa migliore è averli entrambi, gli amici come estensione della famiglia d’origine. Un’estensione, non una sostituzione, né una gara. Piuttosto un completamento.
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