Tra tutti, è quello che sopporto meno. Non è come il precedente, tanto declassato da tutti, ma pieno di energia perché ci si è riposati, e di aspettative perché è solo l’inizio e chissà cosa ci aspetta.
Non è come il successivo, pieno di ansia e fibrillazione insieme perché ad un tratto ti accorgi che il peggio è passato, e manca poco.
Non è come il successivo ancora, ormai la vigilia, in cui ti senti stanco ma già pregusti il riposo. Quel “meritato” riposo, come direbbero i nonni, i genitori e forse anche i coetanei, e su cui io avrei tante cose da dire, ma non è il momento.
E non è nemmeno come l’ultimo, quando, ormai stremata, non hai più la forza di gioire perché hai raggiunto la meta. Anche perché sai che è una meta “sociale”, che brami perché così fan tutti, perché è inevitabile. E che, come la maggior parte, non ti godrai perché non ne avrai più voglia. È proprio vero che si vuole quello che non si ha.
E allora io cerco di godermi il primo, il terzo e tutti gli altri. Ma il secondo mi sta proprio sul cazzo.
Ciao, Martedì.
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