mercoledì 1 giugno 2016

Errori, non colpe.

Sono tre giorni che ci penso. Sono tre giorni che una ragazza, l'ennesima, è stata ammazzata dal suo ex fidanzato. Il giorno dopo una donna è stata aggredita, forse stuprata, e ridotta in fin di vita, ma sui giornali c'è stato solo un trafiletto, e siccome è successo in un paesino in cui da qualche tempo ci sono tanti immigrati, alcuni commenti insinuavano il fatto che l'aggressore fosse straniero. Forse chi commentava è riuscito a leggere il trafiletto ma non le prime pagine di tutti i giornali, chissà.
Banalmente, mi dispiace. Come dispiace a tutti quelli che non conoscevano questa ragazza (gli altri penso vadano oltre il dispiacersi). Mi dispiace per i familiari, per gli amici, per i compagni. Mi dispiace anche per chi è stato verbalmente lapidato per essere passato oltre con l'auto.
Provo dispiacere soprattutto da quando ho letto l'età: 18 anni. Credo che se lo porteranno dietro per tutta la vita, senza bisogno che qualcuno glielo ricordi costantemente, o che ci ricami sopra grandi discussioni sulla società, sull'indifferenza.
Indifferente è chi, per esempio, investe qualcuno e se ne va. Non chi non si accorge di qualcosa che sta succedendo. Io credo a questi ragazzi. Per quanto li possa ritenere poco svegli, poco attenti, superficiali, non li condanno. Li rimprovero, semmai, per non avere fatto un semplice ragionamento, una connessione logica, per la loro sbadataggine.
E vorrei che qualcuno dicesse loro che non è colpa loro: quella ragazza l'ha ammazzata un uomo che diceva di amarla, non loro. Come non è colpa di chi sapeva della paura, dei pedinamenti, e ha lasciato andare a casa da sola di notte una ragazza. Errori, ma non colpe.
Hanno fatto bene i poliziotti a invitare a stare attenti, a non passare oltre, perché adesso, spero, staremo tutti più attenti. Anche io, anche chi in questo momento giudica questi ragazzi senza sapere cosa avrebbe fatto, senza capire che è un attimo, quello in cui stabilisci se c'è un pericolo, e un altro attimo quello in cui decidi cosa fare.
A me una volta è successa una cosa simile, quando ancora non veniva uccisa una donna ogni tre giorni, o comunque non si sapeva: era circa l'una di notte, stavo tornando a casa e una ragazza si è buttata in strada agitando le braccia. Eravamo davanti un locale dove c'era gente. Io non ho capito subito che potesse essere in pericolo, ho impiegato qualche secondo, il tempo di percorrere con l'auto una trentina di metri. Quindi poi sono tornata indietro, ho perso un paio di minuti a fare il giro, ho visto una volante della polizia e ho pensato di avvertirli ma poi non mi sono fermata (i poliziotti non erano in macchina, ma dentro un locale) per arrivare prima nel posto in cui avevo visto la ragazza. Non c'era più, credo che qualcuno dietro di me si fosse fermato, era tutto tranquillo. Il giorno dopo sono stata col magone tutto il tempo, ma non c'è stata alcuna notizia, per fortuna. Ora penso che forse qualche suo amico si era sentito male, forse c'era una rissa.

Un'altra volta, più di recente, ho sentito delle urla dal terzo piano con le finestre chiuse. Sotto casa c'era un gruppo di ragazzi e ragazze, e i ragazzi discutevano animatamente, non sono riuscita a capire di cosa, visto che parlavano in dialetto molto stretto. Ho chiamato la polizia tre volte, i carabinieri due. Poi di nuovo la polizia. Finalmente sono riuscita a parlare con qualcuno (prime telefonate squilli a vuoto), che mi ha chiesto in che cosa consisteva l'animosità del litigio. I ragazzi nel mentre si sono allontanati e dopo qualche minuto ho visto una volante che li seguiva, ma ormai erano tranquilli, forse non avranno nemmeno capito che erano loro.
Vorrei che riuscissero a perdonarsi.

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