Sono
tre giorni che ci penso. Sono tre giorni che una ragazza, l'ennesima,
è stata ammazzata dal suo ex fidanzato. Il giorno dopo una donna è
stata aggredita, forse stuprata, e ridotta in fin di vita, ma sui
giornali c'è stato solo un trafiletto, e siccome è successo in un
paesino in cui da qualche tempo ci sono tanti immigrati, alcuni
commenti insinuavano il fatto che l'aggressore fosse straniero. Forse
chi commentava è riuscito a leggere il trafiletto ma non le prime
pagine di tutti i giornali, chissà.
Banalmente,
mi dispiace. Come dispiace a tutti quelli che non conoscevano questa
ragazza (gli altri penso vadano oltre il dispiacersi). Mi dispiace
per i familiari, per gli amici, per i compagni. Mi dispiace anche per
chi è stato verbalmente lapidato per essere passato oltre con
l'auto.
Provo
dispiacere soprattutto da quando ho letto l'età: 18 anni. Credo che
se lo porteranno dietro per tutta la vita, senza bisogno che qualcuno
glielo ricordi costantemente, o che ci ricami sopra grandi
discussioni sulla società, sull'indifferenza.
Indifferente
è chi, per esempio, investe qualcuno e se ne va. Non chi non si
accorge di qualcosa che sta succedendo. Io credo a questi ragazzi.
Per quanto li possa ritenere poco svegli, poco attenti, superficiali,
non li condanno. Li rimprovero, semmai, per non avere fatto un
semplice ragionamento, una connessione logica, per la loro
sbadataggine.
E
vorrei che qualcuno dicesse loro che non è colpa loro: quella
ragazza l'ha ammazzata un uomo che diceva di amarla, non loro. Come
non è colpa di chi sapeva della paura, dei pedinamenti, e ha
lasciato andare a casa da sola di notte una ragazza. Errori, ma non
colpe.
Hanno
fatto bene i poliziotti a invitare a stare attenti, a non passare
oltre, perché adesso, spero, staremo tutti più attenti. Anche io,
anche chi in questo momento giudica questi ragazzi senza sapere cosa
avrebbe fatto, senza capire che è un attimo, quello in cui
stabilisci se c'è un pericolo, e un altro attimo quello in cui
decidi cosa fare.
A me
una volta è successa una cosa simile, quando ancora non veniva
uccisa una donna ogni tre giorni, o comunque non si sapeva: era circa
l'una di notte, stavo tornando a casa e una ragazza si è
buttata in strada agitando le braccia. Eravamo davanti un locale dove
c'era gente. Io non ho capito subito che potesse essere in pericolo,
ho impiegato qualche secondo, il tempo di percorrere con l'auto una
trentina di metri. Quindi poi sono tornata indietro, ho perso un paio
di minuti a fare il giro, ho visto una volante della polizia e ho
pensato di avvertirli ma poi non mi sono fermata (i poliziotti non
erano in macchina, ma dentro un locale) per arrivare prima nel posto
in cui avevo visto la ragazza. Non c'era più, credo che qualcuno
dietro di me si fosse fermato, era tutto tranquillo. Il giorno dopo
sono stata col magone tutto il tempo, ma non c'è stata alcuna
notizia, per fortuna. Ora penso che forse qualche suo amico si era
sentito male, forse c'era una rissa.
Un'altra
volta, più di recente, ho sentito delle urla dal terzo piano con le
finestre chiuse. Sotto casa c'era un gruppo di ragazzi e ragazze, e i
ragazzi discutevano animatamente, non sono riuscita a capire di cosa,
visto che parlavano in dialetto molto stretto. Ho chiamato la polizia
tre volte, i carabinieri due. Poi di nuovo la polizia. Finalmente
sono riuscita a parlare con qualcuno (prime telefonate squilli a
vuoto), che mi ha chiesto in che cosa consisteva l'animosità del
litigio. I ragazzi nel mentre si sono allontanati e dopo qualche
minuto ho visto una volante che li seguiva, ma ormai erano
tranquilli, forse non avranno nemmeno capito che erano loro.
Vorrei che riuscissero a perdonarsi.
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